Breaking. Dalla Strada alle Olimpiadi
Regia: Fabrizio Silvestri
Anno: 2024
Durata: 52 minuti
Paese: ITA
Eccoci con la recensione di questo documentario realizzato per la Rai legato al debutto alle Olimpiadi del Breaking/B-boying attraverso le esperienze della nazionale italiana, di cui sotto trovate il link per poterlo vedere su Rai Play.
La prima cosa che ci viene da dire è che purtroppo è stata buttata una grande occasione per fare un documentario davvero molto figo, e non parliamo di Olimpiadi o meno, parliamo della mancanza di conoscenza della Cultura da parte di chi ha realizzato il documentario che purtroppo si denota dal video.
Per questo sarebbe importante che chi realizza questi progetti capisca l'importanza di affiancare al regista qualcuno che conosca davvero profondamente questa Cultura e lo aiuti a rappresentarla al suo meglio, sperando che nel futuro vengano prese in considerazioni organizazioni come la nostra, o altre che diffondo questa Cultura sin dalla sua origine.
Semplicemente perché noi di Universal Zulu Nation Italia abbiamo sempre visto la questione Olimpiadi come una chance per portare non solo un aspetto sportivo/atletico legato al Breaking, in quanto ovviamente per noi è prima di tutto una cultura e un'arte, ma tutti gli aspetti profondi legati alla Cultura, cosa per fortuna si intravede grazie alle interviste di Snap, che per quanto ci riguarda sono di un vero valore culturale, quindi siamo felici che un nostro ex membro rappresenti bene la cultura anche in questi ambiti, perché è questo che serve alla Cultura per crescere.
Detto questo sono molto interessanti ovviamente tutte le interviste legate ai B-Boy e alle B-girl presenti, in quanto ci danno motivazioni e prospettive reali di come abbiano vissuto questa esperienza e di come vivono la Cultura Hip Hop e il Breaking in generale. Super positivo anche il fattore che venga utilizzato spesso il termine corretto Breaking, soprattutto sul titolo invece di quello scorretto di Break Dance, su questo purtroppo meno bene alcuni intervistati, se noi per primi utilizziamo i termini sbagliati di certo non possiamo poi lamentarci con chi non fa parte della Cultura.